Rimaste per anni nel cassetto. Adesso trovo inutile la seconda, e l'ho sostituita. Con un'altra, di molto posteriore, che ugualmente ne parrebbe il seguito ideale.
Due nuovi canti. Il primo, un pulsare di rock fantastico. Un folk sul vuoto l'altro. Conosciamo modi infiniti di corteggiare la morte. «Cosa farai, dimmi, quando giungerà?»
L'altro racconta cosa ho fatto quando giunse, dopo tempo, inaspettata. Scritto con la volontà, deformato dalla malattia nell'imminenza del ricovero.
A nessuno piace parlare di cose tristi. Tuttavia è necessario pronunziare le parole talvolta, che a malincuore ci fanno grandi. I grandi temi sono che intrecciano la morte nella vita. Tutto il resto fiacca gli ingenui con menzogne, e ne carpisce l'assenso: costituisce quel miscuglio di banalità dentro cui angosciosamente buttiamo i nostri giovani giorni.
Possiedo un quadro minuscolo e misterioso, un dono, timido di una colpevole figuratività. Ci vedi quel che ti pare - disse il pittore. Eppure il cielo blu, troppo per esser giorno e troppo chiaro per la notte, ha deviato a insaputa del pennello. Verso l'ambiguo: l'oscurità della luce. E intercetta forse solo per me la densità dell'assenza - nostalgia, l'oblio della memoria. Silenziosamente, proclama il coraggio e la paura.
(1984)